Punti di vista
Qualche ora fa scambiavo punti di vista con "Co", Andrea Benetti, circa il dominio francese nelle gare olimpiche di C1 slalom e ci si chiedeva come mai i transalpini abbiano un numero così elevato di forti atleti della monopala (Gestin, Bernardet, Roisin, Debliquy, Senechault, Fischer, Gargaud, ...) mentre facciano più fatica ad esprimere uno stesso potenziale di atleti nel K1 uomini.
La risposta potrebbe essere che nel settore canadese i galletti abbiano capito qualcosa che al resto del mondo canoistico internazionale è ancora semi oscuro, oppure che il loro modo di intendere lo slalom sia più adatto alla canadese che al kayak.
Ma qual è il "loro modo"? Beh, che io ammiri molto lo stile dei C1 francesi non è mai stato un mistero; le loro leggerezza, pulizia, economia ed efficienza sono state spesso da me prese a riferimento per sottolineare quanto ci sarebbe stato da cambiare per migliorare le prestazioni dei potenti ma pesanti C1 azzurri di 4-5 anni fa. Ho sempre definito Gestin "l'economico Gestin" non certo per caso.
Vidi molta Francia nel Barzon Campione Mondiale Junior a Tacen (e la vidi scomparire appena entrato in Aeronautica Militare, probabilmente seppellita da molti kg di ghisa da palestra, per poi ricominciare a mostrarsi sempre di più negli anni a seguire), ne vedo moltissima nel leggero Maiutto (Mègiut, per il telecronista di Planet Canoe) e in parte ce n'è anche in Spagnol. La grande caratteristica comune a tutti questi canoisti, quindi alla filosofia transalpina, è l'efficienza del gesto e la capacità di sfruttare i mezzi a loro disposizione per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo.
Sottolineo che il loro obiettivo è il massimo risultato, non il minimo sforzo.
I francesi hanno una caterva di campi da slalom, molte caterve di atleti in erba e una via di mezzo di caterve di tecnici di base. Stiamo parlando della FFCK, un colosso da 70.000 tesserati quindi circa 6 volte il totale degli iscritti alla FICK. Ma non basta, i francesi del settore slalom hanno messo ben presto in comune le loro idee e ne hanno tratto una filosofia che è custodita ed arricchita da un Consiglio di tecnici federali che si preoccupa di analizzare, confrontare, capire e ricercare tutto ciò che può servire a migliorare la situazione dello slalom e premurandosi di fare arrivare queste informazioni fino al livello dei loro istruttori di base, coloro che hanno i primissimi contatti con i nuovi canoisti e che devono uniformarsi a ciò che stabilisce il Consiglio Tecnico. In questo modo la formazione è omogenea a livello nazionale e le linee guida vengono seguite senza sprechi di tempo e di energie.
In Italia non abbiamo un Consiglio Tecnico e che io sappia non si parla neanche di formarne uno, non abbiamo neanche una filosofia italiana sullo slalom e gli scambi di idee sono lasciati all'iniziativa privata. Lo spirito individualistico tricolore la fa da padrone anche tra le paline.
Generalmente si resta legati alle comode certezze di chi non conosce a fondo il potere della tecnica dello slalom; "Non va forte? Deve allenarsi di più", ovviamente facendo pesi ... E giù tabelle, test e fregnacce varie. Ora c'è la moda del pagaiaergometro, un altro orpello di indubbia utilità se si resta nell'ottica della ricerca e dell'allenamento, non certo per classificare un atleta e per giudicarlo forte o debole slalomisticamente. Stesso discorso per pesi, corsa, nuoto, bicicletta, fune sottesa, corpo libero, palla avvelenata e mosca cieca; tutte cose utilissime ma che non devono essere usate per giudicare un atleta. Specie se si parla di atleti giovanissimi e se le si adopera perché non si sa insegnare la tecnica dello slalom.
Certo, a priori, la FICK dovrebbe avere un'idea un po' migliore di quella attuale che è ancora troppo legata ad una visione K1-centrica e che cerca sicurezza nelle tabelle dei pesi sperando che la serie olimpica "Ferrazzi, Molmenti, De Gennaro" (che non è nata, sia chiaro, dalle tabelle dei pesi) non si interrompa mai e che i sonni tranquilli non siano molestati dalla domanda: "E le altre tre categorie?".
Nelle donne in K1 c'è la fortissima Horn con dietro un bel vuoto che forse vedremo colmato dalle speranze future, non me ne abbiano Sabattini e Malaguti che spero possano smentirmi, riposte in: Spagnol, Pistoni e Pignat (vedremo che faranno Drescher, Lucato, etc)
Nella C1 uomini c'è Ivaldi tallonato dallo storico trio Ceccon, Colazingari e Micozzi, a seguire (ma, prevedo, per poco) ci sono il leggerissimo Elio Maiutto, lo scorrevole Barzon e l'ancora un po' acerbo ma sicuramente dotato Spagnol.
Le donne della monopala vedono in ascesa la brava e caparbia Bertoncelli che ultimamente sta accelerando sulla talentuosa ma remissiva Borghi e sulla potente ma poco tecnica Micozzi. Dietro di esse: il nulla, il vuoto, niente, neanche la particella di sodio.
Vabbè che sono giovanissime, tutte e tre poco più che ventenni, però qualcosina per il futuro lo si dovrebbe inventare, no?
Ma torniamo all'idea, alla filosofia, che dovrebbe guidare una scuola di slalom.
Per anni ho sentito ripetere dei concetti basati sul metodo deduttivo: "I giovani imparano da soli, gli devi dare solo degli imput e vedrai che loro creeranno il loro stile e la loro tecnica da sé." "I giovani useranno tecniche che tu non conosci ancora, quindi devono trovare da soli la loro strada".
Purtroppo molti ragazzi hanno perso un sacco di tempo per colpa di queste parziali cavolate.
Usare questo metodo è deleterio per tutto ciò che riguarda i fondamentali dello slalom, specie per la pagaiata, perché si pretende di far scrivere male un libro che è già stato scritto bene molto tempo prima. Basta farglielo leggere: "Tieni, leggi ed impara". Gli si dovrebbe dire così, non certo: "Scrivitelo tu".
Il progresso è basato su princìpi che si studiano e su cui poi si costruisce, non certo da un perenne ricominciare da capo.
Quindi: sappiamo già quali siano i fondamentali e quale sia l'importanza di saperli eseguire correttamente? Sì. Allora basta insegnarglieli il più presto possibile, così come ciò che già si sa che è esatto. I giovani scriveranno ulteriori pagine del Libro della Canoa Slalom e sicuramente ne riscriveranno qualcuna di quelle vecchie, però che partano da dove si è già arrivati e non da zero!
Quindi, almeno coi fondamentali, cerchiamo di non perdere tempo e di insegnarglieli come si deve.
Parlando solo della parte canoistica e senza escludere alcun'altro tipo di attività fisica o psicologica utile, imposterei le cose così:
Il principio fondamentale è legato al gesto. Al movimento. All'azione del corpo. Questa dev'essere economica, non forzata, naturale, fluida, efficiente e sicuramente ergonomica.
Tutti i fondamentali dello slalom (pagaiata, aggancio, etc) devono essere appresi perfettamente da subito, già dall'acqua piatta e con completa presa di coscienza della più totale ampiezza di movimento di braccia, spalle, testa, torso, schiena e bacino.
In acqua mossa si deve imparare a sfruttare l'acqua con la canoa e con la pagaia (l'ordine non è casuale) usando correttamente il corpo.
Gite e discese in fiume imparando la navigazione, lo scorrimento ed il gioco dovrebbero essere obbligatorie e mai più abbandonate per il resto della carriera sportiva.
In un terzo tempo si introdurrà il passaggio tra le porte cui andrà applicato sempre e comunque il principio dell'efficienza: massimo risultato col minimo sforzo.
Alternare varie discipline (slalom, discesa, velocità, etc, etc) e categorie (K1, C1, C2, sup, va'a, etc) aiuterebbe a formare meglio la coscienza acquatica che è bagaglio di ogni canoista.
Un altro punto che mi preme esprimere riguarda ciò che un tecnico può fornire all'atleta ed anche il viceversa. Credo che ogni tecnico abbia delle caratteristiche specifiche che determinino ciò che egli possa dare all'atleta e cosa egli possa riceverne indietro, questi "limiti" possono decretare il futuro insuccesso di un atleta non abbastanza adatto a quel tipo di tecnico, e/o viceversa, così come possono determinare una perfetta simbiosi capace di portare al successo entrambi.
Faccio un esempio pratico: il tecnico A è bravissimo nel notare i movimenti del corpo, il tecnico B è bravissimo nel cogliere il movimento della canoa nell'acqua ed a valutarne l'efficacia mentre il tecnico "C" ha un talento naturale nel comprendere lo stato d'animo del canoista. Partendo dal presupposto che tutti e tre i tecnici abbraccino sufficientemente la stessa filosofia slalomistica, l'incontro e il lavoro di un atleta con uno solo di questi tecnici sarà meno formativo dell'incontro e del lavoro con tutti e tre i tecnici. Contemporaneamente o in sedi separate.
Alla fine di tutti questi discorsi, però, la domanda resta: "Perché i K1 francesi non sono forti come i loro C1?
Forza azzurri!
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