Europei 2025

Vaires sur Marne, Ile de France, canale olimpico e qui si sono appena svolti i Campionati Europei 2025

Durante la fase di qualifica il commentatore in lingua inglese dice che Bertoncelli ed Ivaldi stanno godendo della collaborazione tecnica dell'ex fortissimo C1 slovacco Slafkovsky ed è noto che i tre abbiano cominciato a vedersi almeno da inizio inverno ad Ivrea, invece leggo che Raffaello è praticamente abbandonato a sé stesso e questa sarebbe una concausa della non qualificazione alle semifinali degli Europei. Ovviamente non conosco tutti i retroscena ma le gare, eccezionalmente, possono andare male o bene a chiunque ed indipendentemente da tutto il resto.

Anche la bravissima Angele Hug ha saltato due porte, le ultima due, in qualifica. Capita

De Gennaro non ha iniziato la stagione in modo stilisticamente altrettanto brillante del 2024 e pur completando ottime manche ed avendo le stabilità derivanti da un solidissimo passato e da un solido supporto tecnico, ha sbagliato la semifinale agli europei. Capita. Se non fosse un campione maturo supporrei che in canoa senta il peso della medaglia olimpica e se così fosse gli direi di lasciarla a casa, ma sono sicuro che non sia così semplice. Giovanni è e resta un grande campione così come lo resta, con le minime ma doverose differenze, Raffaello. Quindi un enorme incoraggiamento a tutti e due!

Un doveroso cenno al francese Titouan: Castryck ha dato lezioni di slalom a tutti navigando tra buchi ed onde come nessun altro in questa manche di semifinale;  fenomenale il passaggio 5-6-7 e sorprendentemente rimarchevoli i due secondi e rotti di vantaggio su un ottimo Trave nonostante il sollevamento del piede dall'acceleratore vari metri prima del traguardo. 

Ottimo 4° il ritrovato Beda e 10° la Piccola Peste che con mio sommo piacere continua a non sbagliare più le risalite.

Quindi, nonostante qualche pasticcetto, passano in semifinale le tre donne in canadese, la Regina Horn e la sua piacevolmente migliorata collega Sabattini, i due bravi Ceccon e Barzon, il fulmineo Ferrazzi, il potente Beda e King Dege.

Di quest'ultimo abbiamo già detto e, procedendo a ritroso, Marcello non ha purtroppo saputo ripetere la magia della semifinale. Forse non si rende ben conto delle sue potenzialità. Questo è un problema che hanno avuto od hanno quasi tutti gli atleti: non fidarsi della ricerca dello scorrimento, dell'armonia col percorso, preferendo loro la sicurezza nello sforzo e nel fiatone. Più la tensione è alta, più è facile cadere in questa trappola. Quando la tensione è ancora più alta, tipo alle Olimpiadi, allora si va giù addirittura con un polmone solo; manco si riesce a respirare, figuriamoci a muoversi.

La tensione l'ha saputa invece controllare molto bene Xabi che porta a termine una bella semifinale ed un'ottima finale. La Peste ha fatto tre bellissime manche e scendendo tra i primi si è ritrovato sulle sedie dei tre temporaneamente a medaglia per quasi tutta la gara mutando espressione, da spensierata a nervosa, mano a mano che i concorrenti successivi non riuscivano a scalzarlo dalla terza posizione e la speranza di prendere un bronzo agli Europei si faceva sempre più concreta. Purtroppo Castryck, con una manche non altrettanto perfetta della semifinale, ha conquistato l'argento dietro a Prskavec e davanti a Srabotnik, relegando il nostro ad un comunque ottimo quarto posto. Da notare che senza l'unico 2 collezionato su ben tre manches, avrebbe conquistato il bronzo. Ripeto: uno Xabi ben diverso da quello che fino allo scorso anno toccava e faceva spesso pasticci con le risalite. Davvero un gran miglioramento ed un bellissimo inizio stagione!

Anche la sorprendente Sabattini ha iniziato e continuato un buon inizio stagione completando ottime manche a Tacen, Ivrea e qui a Vaires Sur Marne. Certo, siamo comunque a circa sette secondi da Steffi, ma arrivare decima ai Campionati Europei non è comunque cosa da poco. Brava.

Horn è sempre veloce, molto veloce, peccato per le penalità; senza i 4" in finale avrebbe messo al collo un meritato argento, ma siamo sempre alle chiacchiere da Bar Sport: la classifica è l'unica cosa che conta.

Per carità, non è certo la sola toccatrice seriale, le tre donne in ginocchio, esattamente come lei, non hanno fatto manco una manche netta e tra i colleghi di rotula solo Ceccon ha concluso una manche senza penalità: in finale.

Fa sempre strano vedere Paolo andare in giro per il percorso con quell'enorme prua da K1 appoppato, ma le chiacchiere stanno a zero laddove i tempi certificano che il suo sistema funziona. In qualifica solo un troppo anticipato ingresso alla risalita 22 ha azzoppato l'ottimo tempo che stava per realizzare. L'adozione di uno stile meno compatto di quello degli anni precedenti lo ha reso sicuramente meno soggetto ad errori e più capace nello sfruttare ogni singola opportunità in acqua, cosa che fa indubbiamente bene. Quali prestazioni raggiungerebbe con una barca "normale", magari un Genie, non ci è dato sapere ma siamo certi (al 95%) che lui abbia provato altre canoe e che si trovi comunque meglio con la sua Connect.

L'altro uomo azzurro in ginocchio arrivato in finale è Barzon. Il ragazzo dall'inquietante baffetto arancione ha uno stile che io letteralmente amo: fluido, acquatico e preciso. In finale ha attaccato fin dall'inizio ed ha fatto un paio di errorini che l'hanno portato a toccare ben tre porte ed a sbagliare il passaggio 15-16 con un'evidente perdita di tempo (1-2-secondi?) arrivando al traguardo con 8"54 di ritardo complessivo sul Campione Europeo 2025 Miquel Trave. Commento da Bar Sport: senza i 6" di penalità e senza l'errore  nel buchetto tra la 15 e la 16 ... sarebbe stato lì a giocarsela con Trave e Gestin. Ecco, un cenno su questi due fenomeni: lo spagnolo, pur essendo un forte K1 (5° in questa stessa gara), è un C1 destro puro, l'unico di questa finale, ed è costretto a fare una retro tra la 9 e la 10 laddove tutti i sinistri e gli "switchers" hanno potuto affrontare il passaggio in modo diretto, ha 80 centesimi di ritardo su Ziga Lin a metà percorso ma nella seconda parte non sbaglia nulla: copre gli 80 di Hocevar e rilancia di altri 169 prendendo la testa della classifica provvisoria. 

Il Campione Olimpico Gestin è l'economia fatta canoista e lo dimostra da subito volando sull'acqua con una fluidità sorprendente. Non cerca spettacolari passaggi di collo o movimenti esagerati, lui resta sulla linea ideale del percorso, quella che per lui è la più veloce e non sgarra di un centimetro. Solo una penalità all'ultima porta (!) gli ha impedito la conquista della medaglia d'oro.

Veniamo alle nostre tre ragazze della monopala, avevo già scritto qualcosa in occasione delle selezioni di Ivrea ma poi non ho pubblicato nulla, adesso faccio un po' di taglia e cuci e con la mia inattaccabile posizione di tifoso indipendente, dico quello che vedo. 

Ah già, piccolo appunto storico: Bella Ciao, bellissima canzone che ascolto, fischietto e canticchio volentieri, non è una canzone partigiana. Non si hanno notizie della sua esistenza prima degli anni '60, non è mai entrata nelle raccolte di canzoni partigiane, nessuno storico ne ha trovato cenno nelle numerosissime testimonianze dei partigiani e persino l'ANPI non la riconosce come canzone partigiana. 

Torniamo alle donne in canadese: intanto la sensazione di vuoto pneumatico dietro alle nostre, per fortuna, giovani atlete resta forte e quasi tangibile. Un embrione di ricambio si dovrebbe almeno intravvedere, invece l'orizzonte appare come quel pesce che spesso finisce in scatola: sgombro.

Come già scrissi in occasione delle selezioni di Tacen è stato bellissimo vedere Elena Borghi attaccare il percorso con evidente voglia di fare bene, stessa grinta che ha dimostrato in semifinale europea quando ha risolto il passaggio 9-10 in modo diretto ed ineccepibile (eseguendo, come poi anche Marta, pure un disinvolto cambio pala in mezzo all'onda !), impresa riuscita a lei ed a pochissime altre. In effetti sulle 30 semifinaliste solo un quarto circa ha scelto di risolvere il passaggio in questione senza retro: le tre italiane, le due polacche, la ceca G. Satkova, la spagnola Diaz e l'inglese Woods, ma non tutte sono riuscite a far correre la canoa nell'onda, per esempio la bravissima Satkova, invece le tre italiane sì. Va riconosciuto.

Purtroppo dopo quel bel passaggio, per la nostra Borghi, c'è stato un continuo stillicidio di minuscole perdite di scorrimento a causa di piccole imprecisioni nei passaggi in acqua. Tanti quasi insignificanti ritardi che sono diventati secondi a fine gara. Ce l'avrebbe fatta lo stesso, sarebbe entrata in finale anche con una manche per lei, diciamocelo, bruttina, ma un "2" alla 19 l'ha fatta finire tredicesima e prima delle escluse. Questo vuol dire poco e tanto allo stesso tempo: vediamo un buon motore che stenta a carburare bene con costanza, un motore che ogni tanto ci fa sentire il rombo della sua potenza, ci fa ammirare la sua naturale acquaticità ed ogni tanto perde qualche colpo, ma è un motore che comunque gira meglio degli anni precedenti. Via così! 

Brutto errore per Marta, invece, che si becca un "50" alla discesa n°16 buttando via una manche che l'avrebbe sicuramente proiettata in finale. L'estroversa carabiniera ha avuto una costante evoluzione basata sulla sua naturale predisposizione allo scorrimento pur non avendo una pagaiata perfetta. Ultimamente ha guadagnato qualcosa cercando inserimenti in acqua con pala ben avanti e braccio basso perfettamente disteso e accompagnato spesso da schiena non ingobbita e conseguente movimento di schiena-bacino. Molti (bei) colpi che l'hanno lanciata efficacemente da una situazione ad un'altra sono nati da braccio basso teso ed ampio movimento di schiena, ma sui colpi in avanzamento c'è ancora qualcosa da mettere a punto. Lei ha tendenza a tenere anche la spalla di spinta in avanti, invece di lasciarla arretrata ed in asse con collo e spalla opposta, questo le azzoppa un po' la riuscita del movimento che dovrebbe essere basato anche sulla rotazione delle spalle e non sul sollevamento della spalla di trazione come tende a fare. Potrebbe guadagnare un po' anche in agilità ed eleganza se lavorasse più ampiamente con la mano alta in fase di estrazione ed inserimento in modo da poter svincolare la pala dall'acqua senza dover sollevare troppo la mano bassa e poter poi inserire più velocemente e completamente la pala in acqua. Dai, Marta, ci sei vicinissima!

Micozzi ci ha lasciati tutti sbigottiti quando ha perso e risalito ben due porte in discesa prima di fare la bella manovra alla 9 e ci si chiede come questo sia possibile. Forse era talmente concentrata su quel difficile passaggio da quasi non vedere nemmeno le paline della 4 e della 7? Sarà partita con un polmone solo? Può darsi ma, diciamocelo, che peccato!
La marinaia è da sempre una potenza naturale, da anni tutti sappiamo che se riuscisse davvero a domare quei selvaggi cavalli che ha nelle braccia, imbrigliandoli con finimenti fatti di tecnica, lucidità e scorrimento, sarebbe una temibilissima protagonista del palcoscenico internazionale. Non è impresa né facile né disperata: sta principalmente all'atleta capire e scegliere obiettivi e metodi adeguati alla sua bisogna e sta a chi le sta vicino aiutarla in questo.

Dal mio lontanissimo punto di osservazione esterno posso solo supporre che un lavoro tra le porte in acqua mossa a base di pochi colpi, con molta attenzione allo scorrimento, all'equilibrio ed a dove/quando mettere la pala in acqua, potrebbe essere un buon inizio. 

Bene, la stagione continua e tra poco vedremo in gara il promettente Spagnol, il caparbio Micozzi e qualche altro/a selezionato/a con la speranza che anche il leggerissimo Maiutto possa venir messo alla prova in qualche significativa gara internazionale.

Forza ragazzi!





 





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